giovedì 25 luglio 2013

Lettera aperta ai Lupetti



Cari lupetti, vi ho osservati prima che partiste per il campo estivo.
Vi ho guardati nell’ora in cui aspettavamo il pullman insieme, ho guardato Jackie e Matteo, commossi, ho guardato Franz che al contrario è apparentemente stoico, ho guardato le lupette, bellissime e gli altri lupetti, bellissimi anche loro.
Avete un fascino incredibile nella vostra uniforme azzurra e blu, che di voi racconta tante cose.
Del vostro cammino scout, appena iniziato, che è anche e soprattutto cammino di crescita, le tappe, le specialità, l’associazione a cui appartenete, e delle vostre famiglie, naturalmente, che ciascuna con le sue motivazioni vi ha mandato qui.
Ho guardato i vostri fazzolettoni, anche quelli raccontano tante cose, le uscite, i campi, le veglie, e ancora l’appartenenza al gruppo che vi ha accolto non molto tempo fa.
Eppure nei vostri 8-11 anni sembrate così esperti, così consapevoli, come direbbe qualcuno parafrasando “così piccoli e già così scout”, così cittadini della vostra città e del mondo, così curiosi e così avventurosi (insomma, abbastanza avventurosi).
Ho guardato i vostri zaini accatastati vicino al muretto dell’oratorio.
E anche essi raccontano storie.
Alcuni sono zaini ereditati da mamme o papà scout, o magari genitori solo appassionati di viaggi o di montagna (“solo”, è già tanto di ‘sti tempi, no?).
Raccontano storie di strada e di fatica, di amicizia, di tramonti e di albe, di tende profumate di muschio, di veglie alle stelle, di cime conquistate, di canzoni cantate a squarciagola, di treni persi, di pentole e chitarre dimenticate sul treno, di amici vecchi e nuovi, di mani strette mentre si dice il padrenostro, di tende sopraelevate, di gmg, di cammini di santiago, di gare di cucina, di tuffi nel torrente.
Altri sono zaini nuovi, acquistati proprio per voi, che con voi iniziano la loro lunga storia.
Che per ora racconta di campi estivi sugli appennini, grandi giochi notturni un po’ paurosi, di stanze di oratori dove si dorme tutti insieme, di Akela che vi legge la storia prima di dormire, delle scimmie bandalog che rapiscono (per finta, eh) i lupetti piccoli, di una bellissima serata in cui avete cucinato per i genitori, di promesse pronunciate al crepuscolo.
E di fatica naturalmente, perché nonostante tutto siete piccoli e quando tornate dalla caccia  - ammettetelo - siete felici ma anche tanto tanto stanchi.
E di fatica senza dubbio. Perché già adesso dovete scegliere. E sarà sempre così.
Ed essere un po’ soli nella scelta.
Perché è facile, quando si arriva sul sagrato e tutti sono vestiti da lupetti.
Ci si sente forti e uniti. Ci si sente parte di qualcosa di grande.
Ma prima,  quando esci da casa per andare alla caccia e sulla metropolitana vestito da lupetto con lo zaino sulle spalle ci sei solo tu, è difficile, e conta poco che la tua mamma sia lì con te,  e molti ti guardano tra il curioso e  l’attonito.
(Per non parlare di quella volta che sei venuto in uniforme al battesimo di E. (non c’era stato tempo di cambiarsi ed eri venuto direttamente dalla stazione) ma per fortuna hai incontrato Hati allo stesso battesimo e la cosa ti ha confortato un po’ (ma lui ovvio era vestito normale J))
Quindi grazie a quei capi o rover che incontri a volte in metropolitana e che proprio in virtù dello zaino e dell’uniforme ti riconoscono come “fratellino” e  ti dicono “Buona Caccia Lupetto” senza neppure conoscerti personalmente.
E grazie anche a quegli adulti o quei genitori che ti sorridono e ti salutano perché magari hanno figli o amici scout, o lo sono stati anche loro.
Ma si fa fatica, perché certe volte alla domenica c’è una festa di compleanno o la partita di basket, e tu sei in Caccia.
E devi scegliere anche se hai solo 10 anni.
E la scelta non è mai facile ed spesso è  messa in discussione da una parte o dall’altra.
E lo sarà sempre cari miei bellissimi lupetti, perché crescendo diventa tutto un po’ più complicato.
Vi ho osservato e ho visto in voi il mondo che verrà.
Ho visto bambini con cui è un piacere parlare e viaggiare.
Ho visto bambini felici (beh, alcuni abbastanza felici) di partire per una vacanza essenziale e totalmente off-line
Vi vedo scout e poi rover sulle strade di domani, con il vostro zaino pieno delle storie di ieri e di quella che state costruendo passo dopo passo.
Ed è un piacere accompagnarvi in questa avventura.
Perché anche noi genitori ci siamo dovuti un po’ adattare. A chiamare Akela, Bagheera e Ka con i loro nomi della jungla, a non potervi telefonare e a non avere vostre notizie durante il campo estivo, a vedervi andar via con gli zaini pesanti e i calzoni corti, magari sotto la pioggia o la neve, a vedervi fare comunità e prendere decisioni e fare progetti insieme al Branco, cose solo vostre dove i genitori non entrano nel merito, a vedervi prendere impegni per il vostro cammino personale, voi insieme ai capi, senza mamma e papà, e scoprire che ne siete assolutamente in grado, già ora.
Ci siamo dovuti adattare con piacere ad un mondo e ad un linguaggio che molti di noi non conoscevano e altri quasi non ricordavano.
E ci siamo stupiti di quanto sia affascinante anche per gli adulti.
Affascinante. Coinvolgente. Diverso da tutto il resto.  
Anche se qualcuno “là fuori” non la pensa così.
E anche il genitore del Lupetto a volte è solo.
In mezzo a molti che ti guardano curiosi e attoniti.
Ma come, mandi tuo figlio agli scout? A me la divisa non piace, non voglio che mio figlio dorma per terra, non voglio che vada al campo, non voglio che si infanghi quando gioca nel bosco, non voglio che porti lo zaino, non voglio che cammini, è un’attività troppo impegnativa, già gioca a calcio-basket-scherma-vela-badminton, non capisco il ruolo del capo (eh????), non capisco perché ci devono essere i capi, non mi va che ci siano delle regole da rispettare (vediunpo’), non capisco perché bisogna andare a tutte le riunioni e poi anche al campo, non capisco perché si vada in Caccia in treno, non voglio che mio figlio si stanchi troppo.

Difficile spiegare.
Difficile spiegare che invece tu vuoi proprio quello per tuo figlio.
Difficile spiegare il senso di appartenenza, l‘amicizia, i momenti forti, i campi.

(C’è un sacco di gente strana in giro, n.d.r.)

Sappiate che lo scoutismo è uno dei migliori regali che vi potessimo fare, cari lupetti del mondo.
Poi deciderete cosa vorrete essere e cosa vorrete fare. C’è tempo. C’è un tempo per ogni cosa.
Ora è tempo di vivere insieme questa avventura, diversa da tutte le altre che potete trovare in giro.
E’ tempo di andare al campo, di vivere lunghi  giorni sereni di giochi e corse nei prati.
E’ tempo di fare amicizia, di lavare i piatti anche se non ne avete molta voglia, di cucinare insieme, di inventare scenette e di cantare davanti al fuoco.
E’ tempo di ascoltare di nuovo le storie di Akela, di addormentarsi tutti vicini.
Perché questa è la vostra età, questo il vostro tempo.

Buona Caccia e Buon Campo.

2 commenti:

Claudia Costacurta ha detto...

Noi si parte domenica ...
le prime vacanze di branco ...
l'eccitazione di Diana ma soprattutto l'ansia di Claudia sua mamma, ex scout, ex capo reparto, ex capo clan, ex capo gruppo ...
Grazie Clara mi hai fatto piangere un po' e le lacrime hanno sciolto quell'ansia.
Diana parte con il mio zaino e con quel maglione grigio con cui dormite tante notti con te in tenda nel mitico RM48 che non esiste più!
Un bacio da Roma

acasadiclara ha detto...

Claudia cara, sono molto contenta di condividere con te anche questa esperienza di mamma-di-lupetto (o lupetta). E' davvero una grande emozione, i piccoli lupetti crescono e l'ansia passerà davanti ai loro occhi felici quando ritoneranno.
Se loro sono ai Lupetti, almeno per quanto mi riguarda, molto è dovuto a quell'anno passato insieme nei Koala del Roma48, quando qualcuno gettò un seme sperando che diventasse una quercia. Un abbraccio e buona estate e raccontiamoci com'è andato il campo!!! ciao!!!!