Il luogo come già detto è struggente ed emozionante.
Inoltre Mostar vista da vicino e cioè dalla città vecchia intorno al Ponte è veramente affascinante.
Le vecchie case e le botteghe sono state ricostruite e poste sotto la tutela dell'Unesco. Ci sono mille ristoranti e caffè a terrazze vista ponte, vista fiume, nei cortili.
Ma adesso che siamo qui, cosa facciamo, che piaccia anche ai bambini?
Gli spunti non mancano. a dire il vero.
Ci sono moschee, minareti, fontane, case turche.
C'è quasi l'imbarazzo della scelta.
E c'è il Ponte, ovviamente.
La prima avventura è riuscire ad attraversare il Ponte senza spaccarsi nulla. I gradini sono lisci e scivolosissimi e quando c'è molta gente (come il pomeriggio che siamo arrivati noi) e non puoi attaccarti alla balaustra (e magari hai solo 6 anni), insomma è qui che inizia l'avventura!
E poi arriviamo alla moschea. Abbiamo preannunciato la visita già da quando eravamo ancora a casa, raccontando che qui in particolare ne avremmo potute vedere molte (non che in europa occidentale non ce ne siano, ma quanti di voi sono mai andati alla moschea a Milano o nelle proprie città?).
Ma la sopresa più grande è che si può salire sul minareto, sia alla Koski Mehmed-Pasha (sia, poi scopriremo, alla Karadjoz-Beg Mosque). Cosa che non siamo mai riusciti a fare in medio oriente o in turchia.
Siamo sopravvissuti al giro delle mura di Ston, volete che rinunciamo alla sfida del minareto? Non sia mai!!!
Cominciamo con la prima moschea, la Koski Mehemed Pasha. La si incontra appena dopo il ponte, entrando in un cortiletto sotto un arco. Risale al 1618 e come quasi tutte le altre moschee fu distrutta durante la guerra recente e poi ricostruita.
Il minareto è stretto stretto stretto, alto alto alto e come si dice sulla guida claustrofobico. Salendo infatti non ci sono finestre, ti senti in un tunnel verticale senza fine (e devi solo sperare che non debba scendere nessuno nello stesso momento).
Ma quando arrivi sul balconcino del muezzin, e mentre ancora ti riprendi dall'erta salita, davanti a te c'è il panorama che non ti aspetti. Tutta Mostar ai tuoi piedi, il fiume Neretva, il cielo, le montagne. Uno spettacolo.
Il cortile della moschea inoltre è stata un'altra bella scoperta per i bambini. Al centro c'è sempre una fontana, che serve per le abluzioni rituali prima della preghiera.
Ma anche per bere, ovviamente.
E l'acqua fresca è stata la nostra salvezza nel caldo torrido di Mostar ad agosto.
Inoltre ci sono panchine per riposarsi e ombra e spesso un portico e un giardino con gli alberi.
E tombe con un turbante in cima, come non ne abbiamo mai viste.
Così abbiamo familiarizzato con la città, che -dopo- ci è sembrata un po' più nostra.
Ma non è finita qui. Continuate a seguirci per le strade di Mostar!
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lunedì 9 settembre 2013
2013 Croazia/Bosnia - Mostar
Ed eccomi qui a raccontare della nostra (prevista) deviazione in Bosnia.
Tutto era nato da me che ho la mania di guardare le mappe, sognare molto e calcolare distanze.
Avremmo potuto puntare su Dubrovnik, come fanno molti.
Invece l'occhio è caduto su Mostar.
Mi è stato impossibile per giorni pensare ad altro.
Quindi si va a Mostar,
unbedingt, sans dout, tassativo!
Dopotutto ci vogliono solo carta di identità e carta verde in ordine, che sarà mai? Non saremo mica i primi, no?
E poi per ritornare verso casa dolce casa, di lì dobbiamo passare. O quasi.
Ma
ci credete che di quelli che conosco e sono stati in Croazia – finora -
, nessuno, ma proprio nessuno, era stato a Mostar? Ed è a meno di 100
km dalla costa.
Il routard che è in noi, non ha sentito ragioni. Si va a Mostar.
Abbiamo prenotato un'amena pensione nella città vecchia. Ma proprio dentro dentrissimo.
Una
casa ottomana modernamente ristrutturata a dieci metri dal Ponte. Una
pensione con tre stanze e una cucina in comune. Ma quanto amo questo
posto? Hanno persino posto per parcheggiare la
nostra auto (e abbiamo fatto una supermanovra contromano degna di
memoria!!!).
Di fianco c'è una moschea, speriamo che il muezzin sia clemente (e infatti lo sentiremo poco).
A due passi, il Ponte.
Lo
scrivo in maiuscolo perché merita questo onore. Come la città tutta
merita l'onore della nostra visita e della memoria di tutti noi.
Fa impressione.
Il passato è passato, ma è dietro l'angolo e fa impressione.
Al di fuori dell'area pedonale, il passato fa ancora impressione.
Le case hanno ancora i segni delle granate. Le case che non sono crollate, naturalmente.
Tutto il resto o quasi è stato ricostruito.
Le ferite sono ancora aperte.
Franz e Pao si guardano in giro. Non fanno molte domande, ma ascoltano.
Che qui c'è stata la guerra e
che le due parti della città si bombardavano a vicenda. Che è morta
molta gente, anche amici, amici che si bombardavano
e che prima erano amici e dopo non lo erano più. Che molta gente è
dovuta scappare e mai fare ritorno. E che ogni persona che incontri qui
ha una storia (brutta) da raccontare. Una storia di famiglie separate,
amicizie tradite, di sentimenti confusi, di espatri
e forse di ritorni.
E' una storia europea, anche se spesso ce ne dimentichiamo.
E' per questo che siamo qui.
Per vedere, per capire, per ricordare.
Non so quanto i miei figli capiscano davvero. Ma non posso evitare di raccontare.
A casa Kaitat, una bella casa turca un po' fuori da centro il proprietario ci racconta la storia della sua famiglia.
Fa impressione ascoltare storie che dovremmo sapere.
Quello che mi fa più impressione ancora sono le foto della città che era. E della città rasa al suolo.
Quante persone che salgono su questo Ponte sono consapevoli del passato?
Quanti di questi passi su questi gradini scivolosi si soffermano almeno qualche minuto sulla Storia?
Sono contenta di essere arrivata fin qui.
Sono contenta di aver portato i miei figli nel cuore d’Europa.
Sono così contenta che mi dispiace andarmente e vorrei proseguire per Sarajevo.
Ma la strada ci chiama, di nuovo, e lasciamo Mostar promettendo di tornare.
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