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giovedì 29 settembre 2016

In giro per l'Andalusia - Il Parco Nazionale del Torcal de Antequera

In Andalusia ad Agosto fa caldissimo. A volte caldissimo, a volte un po' meno caldo, ma non c'è quasi mai scampo alla calura del mezzogiorno, e per molte altre ore ancora.

E quindi cosa possono fare quattro temerari routard alla scoperta del sud della Spagna in viaggio tra Granada e Cordoba? 

Scegliere ad esempio di salire su una montagna.

Ed ecco che puntando il dito sulla mappa quasi a caso arriviamo al Torcal di Antequera (la stessa Antequera è un paesino bellissimo e vale mille soste, infatti poi un breve giretto lo facciamo, no te preocupes)

La strada si inerpica lontano dai paesi e la montagna si fa brulla. Si intravedono già strane rocce dalle forme curiose che ci ricordano - a parte i colori, qui decisamente diversi - i dintorni di Radiator Springs nel film "Cars".

C'è fresco, c'è un centro visitatori con punto ristoro che offre cibi locali niente male (ad esempio la Porra Antequerana), si possono chiedere informazioni sui sentieri e c'è una bella terrazza dove riposare davanti al panorama.

Non abbiamo gli scarponi e non abbiamo nemmeno troppo tempo (purtroppo) e per quanto siamo a 1000 m.s.l.m. sempre mezzogiorno è. 
Scegliamo il sentiero verde (1,5 km) e ci incamminiamo in uno scenario surreale, quasi lunare.

Le rocce calcaree sembrano quei pinnacoli di sabbia bagnata che si fanno sulla spiaggia, o anche le torri di sassi di certi posti dell'Himalaya o del deserto. O no?


Le rocce sembrano modellate da un artista e sono tutte diverse tra loro. La fantasia corre veloce, ci sono divani, tartarughe, lombrichi, radiatori (!), torri della tv, cammelli (vi divertirete ad inventare mille nomi per ogni roccia) e tutte le forme che potete immaginare con al vostra fervida fantasia sotto il sole del mezzogiorno andaluso. Basta che compaia una nuvola o un rapace, che l'aspetto della rocce muta e diventa qualcos'altro.

Altre, come quelle della foto qui sotto, sembrano rocchi di colonne caduti a terra, o fette di pane a cassetta pronte per il tostapane oppure grossi biscotti tipo cookies.




Il sentiero dura circa un'ora ad un passo tranquillo, sufficiente per guardarsi in giro, arrampicarsi un po', stare seduti su un sandwich di rocce e riposarsi.

Ai bambini è piaciuto moltissimo, per tutti è stata una camminata in montagna diversa da ogni altra. E anche andare in montagna in Spagna è stato insolito e ci ha aiutato a stare lontani dal caldo per varie ore.

Prima di incamminarci di nuovo on the road, abbiamo fatto una breve sosta ad Antequera, uno dei più bei pueblos dell'Andalusia. Considerato il caldo ci siamo limitati ad una merenda e ad una passeggiata per le viuzze che portano al castello in modo da vedere tutto dall'alto. 




  







Ma la strada ci chiama e Cordoba è là che ci aspetta.

P.S. Se avete occasione i passare da queste parti cercate di visitare anche i dolmen di Antequera che proprio quest'anno sono entrati a far parte del patrimonio Unesco. Noi non ci siamo riusciti, era domenica e purtroppo erano chiusi (vabbeh) e potete immaginare quanto mi sia dispiaciuto non poterli visitare!

domenica 2 agosto 2015

Di nuovo routard, viva l'estate!

Si parte di nuovo, routard nel cuore, viaggiatori nell'animo, poche cose, un'auto (finchè regge), qualche guida, tappe prenotate dall'Italia perchè quello è il nostro modo di viaggiare. 

Nel baule qualche pacco di pasta e qualche sugo per la sopravvivenza e l'emergenza, costumi da bagno, le mappe di google stampate chè viaggiamo senza navigatore, borraccia, qualche orsetto gommoso, i compiti delle vacanze (mannagg..hdjkgfhg...zzz.....), le macchine fotografiche e un sacco di curiosità per i luoghi nuovi e i cibi sconosciuti.

Per carità, andiamo pur sempre nella cara vecchia Europa. Ma ancora restano angoli da scoprire, no? 

Stavolta puntiamo a ovest. Sette tappe sotto un sole torrido. 

Nella prima tappa incontreremo i Papi in fuga da Roma a.....?
Nella seconda tappa faremo un giro di tapas al cospetto di un artista geniale folle e visionario e renderemo omaggio a Colon che guarda l'orizzonte.
La terza tappa sul mare ci vedrà un po' alla spiaggia e un po' all'acquario e al museo della scienza.
La quarta tappa, beh, alla quarta tappa c'è il re, tracce di Picasso e un tempio egizio originale di cui non conoscevamo l'esistenza.
Nella quinta tappa, brevissima, non so cosa troveremo ma dormiremo di fianco ad uno dei più grandi santuari della nazione.
Dalle parti della sesta tappa c'è persino la Madonna, insieme a quelle belle montagne tutte da scoprire che sono i Pirenei.
L'ultima tappa sarà alla porte della Camargue, in una zona già nota e godremo il sole e i vigneti della Languedoc.

Che dirvi di più? 

Ovviamente tra una tappa e l'altra ci saranno altre mille piccole tappe, per un pranzo, o una bibita, o un tuffo in un fiume, che spero ci riserveranno altrettante sorprese.

Sarò prevalentemente off line (ma d'altra parte "noi siamo quelli dell'off line", o no? care mie ex colleghe preferite) ma spero di riuscire a postare qualche foto sul mio social preferito che è Instagram.

Buona estate a tutti!

Per quando torniamo, il cinema sotto casa nostra riapre e proietta il film dei Minion. Siamo già pronti!!!

martedì 29 luglio 2014

20 giorni, 10 tappe, 2 nazioni, 2 monete, 2 lingue, 2 capitali, 2 mari



Viaggio con i miei figli, penso lo sappiate.

Hanno 7 e 11 anni e insieme abbiamo attraversato l’Europa.

Ci mancano ancora tante nazioni, e in molte siamo stati più di una volta.

Alcune ci piacciono molto e ci ritorniamo spesso: siamo inguaribili routard.

Ogni viaggio è un progetto, una sfida, un sogno coltivato a lungo.


Tra pochissimo partiremo di nuovo per un viaggio itinerante.


2 nazioni, 2 capitali, 2 mari, 10 tappe in 20 giorni, 
5 tipi di alloggi diversi, 2 lingue, 2 monete.


Qual è la vera sfida?  Non ci crederete, ma non è (solo) il viaggio in se’!

E’ resistere a tutti coloro che ci chiedono cosa ci andiamo a fare
 (eh???? Non ho capito la domanda!!!)

o peggio come facciamo a rinunciare al mare 
o peggio ancora se i bambini sono contenti.

Per noi l’estate significa viaggio, seppure con tappe prestabilite e quindi non del tutto all’avventura

(come fareste voi miei giovani lettori, e come magari faremo tra qualche anno).

E come tutti i viaggi è libertà di decidere cosa fare ogni giorno,
 di cambiare itinerario, di scoprire cose nuove 
o anche di non fare nulla e starsene in un parco 
a guardare le papere che nuotano.


Libertà di scoprire sempre il nuovo intorno a se’, di non avere mai certezze,

di scrutare l’orizzonte alla mattina 
e vedere se là in fondo c’è il faro tanto sognato.

Libertà di dormire (quasi) ogni notte in un posto diverso 
e tracciare linee sulla mappa.

Libertà di percorrere strade sconosciute per andare a vedere le foche, un castello, un museo, un bosco, una spiaggia.

Affittare una casa dai locals 
e chiacchierare in qualche lingua del più e del meno.

Andare all’ostello e conoscere persone nuove.

Vedere come vivono gli altri.

Riapprezzare le cose di casa, a volte.


Come potremmo rinunciare ad una sfida così?


E soprattutto chi indovina dove andiamo? 


Vabbeh vi lascio con due indizi: 
 - la prima: è in Europa (del nord), non ha l’Euro e la massima altitudine del paese è 300 m.
 - la seconda: è nella Mitteleuropa e nel 2014 festeggia un 25° anniversario molto importante

martedì 27 maggio 2014

Io e Philips Lumea: solo un'avventura o vero ammmmmore? #raccontidicasa

Arriva l'estate e tocca farlo.
Per carità, anche nelle altre stagioni.
Ma soprattutto d'estate.
E servono voglia, costanza, tranquillità, un momento tutto per sè.

Ah ah rido.

Fino all'altro ieri usavo uno strappa-peli classico, vecchiotto e rumorosissimo, che mi lasciava spesso tutte le gambe a pois.
Dalla porta del bagno veniva un gran fracasso e tutti si chiedevano cosa stessi combinando (in una casa dove di solito tutte le porte sono aperte)
Altrettanto spesso me lo sono trascinato in viaggio per poi non utilizzarlo a causa di filo corto, nessuna corrente, nessuna privacy, poco tempo e nessuna voglia.

Per i viaggi che facciamo noi, poi, un'estate sul Mediterraneo e quella dopo sull'Atlantico o verso nord, a turno. Quindi capisci che quando viaggiamo verso Nord, nemmeno i sandali mi metto, figurarsi se mi tolgo le calze....:).....certo che poi rischi di assomigliare a Barbabarba...



E invece....l'occasione di testare questa meraviglia era troppo ghiotta, ed eccomi qui a raccontarvi la mia avventura (diventerà ammmmore?) recente.

L'incontro avviene ancora una volta grazie a Fattore Mamma.
E direttamente dalla Luna entra a casa mia questo coso: Epilatore a Luce Pulsata Philips Lumea Comfort.

Bello, compatto, maneggevole.
Rosa.



Le istruzioni sono facili e comprensibili.
E' necessario radersi prima la parte da depilare e fare un test cutaneo per verificare che non comporti allergie o rossori sospetti.
Poi si sceglie l'intensità della luce pulsata in base al colore della pelle.
E' necessario che la pelle non sia abbronzata (nessun rischio che lo sia, di questi tempi!).




Poi si può procedere con la funzione Slide&Flash che permette un'emissione continua della luce pulsata sulla zona interessata.





Si suggerisce di ripetere il trattamento ogni due settimane per almeno 2 mesi. Di regola i peli cadono da soli e via via non dovrebbero ricrescere più.

Funziona? sarà vero ammmmmmore?
Per ora si, e sono già contenta.

L'idea poi che prima o poi, non serva (quasi) più e si parli di epilazione (quasi) definitiva già mi mette di buon umore.

Se proprio dovessi dire qualcosa che non va...(difficile eh!!), ad esempio potrebbe essere wireless per quelli come me che non trovano mai una presa e hanno sempre problemi per il filo maledettamente sempre troppo corto (e non abito al castello di Biancaneve!)
E poi pare che non abbia bisogno di pezzi di ricambio e venga garantito l'uso per 5/6 anni (oppure 100.000 flash di luce....basteranno???? mah!!).   Sarà vero? Ci vediamo qui tra 5 anni? Che ne dite? 

Philips Lumea ti lovvo!!!  




Post sponsorizzato da Philips Lumea Comfort
Grazie a Fattore Mamma

Seguiteci sui social con l'hashtag #raccontidicasa

giovedì 24 ottobre 2013

La grotta di Rouffignac - un salto indietro nel tempo (Dordogne-Perigord Noir)

Il trenino elettrico scende silenziosamente nelle viscere della terra. E’ tutto buio (Paolo ha un po’ di paura) e l’unica luce è la torcia della guida.

Fa freddo e il tutto fa abbastanza impressione.

Le pareti della grotta sono ripide ai nostri fianchi e subito penso all’uomo preistorico che si addentrava da solo fin dentro in questo cunicolo.

Lui sì che probabilmente aveva paura.

Noi facciamo finta, in realtà.

Ma anche noi non sappiamo dove stiamo andando, anche se fuori da qui c’è il nostro mondo fatto di certezze, di social, di tutto.

E i binari continuano a scendere del buio.


Finalmente il trenino rallenta e la luce illumina intorno.


Sulle pareti sono disegnate a tratto nero oppure incise decine e decine di sagome di mammuth. Uno dietro l’altro come in una lunghissima processione.

Non per niente la grotta viene anche chiamata "Dei Cento Mammuth".


E nella sala principale, in fondo, ancora più in fondo, le incisioni sono anche sul soffitto e non sono solo di mammuth: ci sono cervi, rinoceronti, bisonti e altri animali.
Ci lascia attoniti questa specie di santuario e il suo mistero, e il fatto di non sapere perché l’uomo di 150 secoli fa sia sceso fin qui a decorare le pareti (e anche come diavolo abbia fatto a trovare questo posto) ci risulta quasi incomprensibile.

E' tutto vero, mi sembra addirittura di sentire il rumore degli strumenti usati per incidere la roccia. 

E' tutto vero ed è vietatissimo fare foto (potete trovarne alcune qui http://www.grottederouffignac.fr/index.php/fr/ )

Paolo e Franz sono pietrificati dallo stupore. La fatica per arrivare fin qui, l'attesa alla biglietteria, ne valeva sicuramente la pena.

Non c'è altro posto simile a questo.

Siamo consapevoli di aver visto qualcosa di unico.




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Informazioni utili:

- Sito web ufficiale - www.grottederouffignac.fr (in francese e inglese)
- La grotta, nella valle della Vezère, si trova a 5km dal paese omonimo
- I biglietti si acquistano sul luogo all'ingresso della grotta: alla mattina per le entrate della mattina, o al pomeriggio per quelle del pomeriggio. Oppure un giorno per l'altro, se avete voglia di tornare il giorno dopo, o nel caso i biglietti fossero già esauriti.
 - Consiglio di arrivare molto presto alla mattina, o per il pomeriggio mettersi in coda almeno un'ora prima (noi abbiamo fatto così e abbiamo guadagnato l'entrata al secondo turno. I turni partono ogni 20 minuti)
 - Le visite sono commentate in francese, esiste la possibilità di un'audioguida ad un prezzo irrisorio (noi, per motivi insondabili, non l'abbiamo presa e ci siamo sorbiti quasi 2 ore di guida in francese)

mercoledì 23 ottobre 2013

Croazia 2013 - Le isole Kòrnati dal mare

Quando siamo arrivati a Murter non sapevamo cosa aspettarci. La guida diceva che è il luogo ideale - piuttosto che Zara ad esempio - per partire in barca per l'arcipelago delle Kornati.
Abbiamo accettato la proposta del padrone di casa per una gita in barca il giorno successivo (costi e organizzazione simile a tante altre proposte ovunque nei dintorni) solo perchè il pullmino ci prendeva e riportava sotto casa. Un plus, quello di non spostare la macchina, che noi non sottovalutiamo mai.

Al porto, scopriamo con piacere che la barca non è grandissima, 30-40 persone; le altre di fianco ci sembrano più affollate. Conquistiamo un posto a prua, all'ombra e si parte.

Il pubblico dei compagni di viaggio è variegato, giovani, anziani, famiglie, di ogni nazionalità, come al solito, durante quest'estate in Croazia, prevalentemente europei dell'est.  

Il comandante multilingue descrive il tour mostrando foto e mappe, poi offre biscottini e grappa. Pas mal.

La gita dura tutto il giorno. E' prevista una tappa-bagno, una tappa-pranzo e una terza tappa-bagno che scopriremo essere una tappa-tuffo-direttamente-dalla-barca-nel-blu-dipinto-di-blu.

Temevo che i miei figli si annoiassero - passa almeno un'ora di navigazione prima di arrivare all'arcipelago - ma lo spettacolo del mare mattutino è così bello che sembra di essere in un documentario e così abbiamo passato il tempo a fare foto, a guardare lo sciabordio delle onde e soprattutto a guardare le bellissime barche a vela che ci sfioravano ai lati!

Le isole sono stranissime, sembra di essere sulla Luna. Non c'è traccia di vegetazione e il suolo è ricoperto solo di pietre e radi cespugli bassi. Spesso si intravedono muretti a secco, che servono a dividere le proprietà dove pascolavano pecore di cui non abbiamo visto nemmeno l'ombra (ma pare ce ne siano ancora moltissime).

Il mare è bellissimo. Con pochi paragoni nel Mediterraneo. Bello, bellissimo. E quando la barca fa sosta, in una baia riparata, non ti sembra vero tuffarti in quel blu. Franz e Pao si sono tuffati senza timore dai piccoli scogli della baia, che avventura!!!

La seconda tappa è a Vrulje, uno dei pochi villaggi abitati dell'arcipelago, a "casa del capitano" (l'ho messa tra virgolette ma penso che sia davvero casa sua), che ha allestito i tavoli per il pranzo sotto provvidenzaili teli bianchi anti-sole. Pesce arrosto e insalata per tutti e vino locale. E due ragazzi tedeschi che si sono dichiarati amore eterno appena sbarcati.

Il villaggio è carino, il sole torrido e non ci sono più di una manciata di case. E' possibile affittarne alcune per l'estate, sappiate che non c'è il medico, c'è un piccolissimo negozio, e il centro più vicino è Murter a 7 miglia (da dove siamo salpati).

Si riparte per tornare a casa. Purtroppo. Avrei volentieri schiacciato un sonnellino sotto il pergolato vicino al gatto. Avrei preferito aspettare il tramonto in questa baia e attendere il ritorno delle barche a vela sul molo.

Mi piacerebbe molto provare una vacanza alla Robinson su un'isola croata, ma almeno prima devo imparare a guidare uno straccio di barchetta a motore. Allora sì che sarebbe un sogno!

Prima di lasciarci alle spalle le 147 splendide isole Kornati, il capitano propone un tuffo nel blu. Ferma la barca in una baia un po' più aperta di stamattina; ammetto che il mare quasi aperto mi fa un po' impressione. Tuffarmi, ancora di più.
Ma mentre penso, gli altri si tuffano e soprattutto Franz e Pao, che sprezzanti del pericolo, neanche passano dalla scaletta e si tuffano direttamente dalla barca.
A quel punto, mica mi posso tirare indietro, no? e allora PLUFF, anche io e il papàprof, tuffati anche noi!

Ed ora vi lascio qualche foto per rifarvi gli occhi, in questo bigio autunno padano.
Sognamo insieme?


















venerdì 4 ottobre 2013

lunedì 9 settembre 2013

A Mostar con i bambini - Moschee e minareti

Il luogo come già detto è struggente ed emozionante.
Inoltre Mostar vista da vicino e cioè dalla città vecchia intorno al Ponte è veramente affascinante.
Le vecchie case e le botteghe sono state ricostruite e poste sotto la tutela dell'Unesco. Ci sono mille ristoranti e caffè a terrazze vista ponte, vista fiume, nei cortili. 

Ma adesso che siamo qui, cosa facciamo, che piaccia anche ai bambini?

Gli spunti non mancano. a dire il vero.
Ci sono moschee, minareti, fontane, case turche.
C'è quasi l'imbarazzo della scelta.

E c'è il Ponte, ovviamente.

La prima avventura è riuscire ad attraversare il Ponte senza spaccarsi nulla. I gradini sono lisci e scivolosissimi e quando c'è molta gente (come il pomeriggio che siamo arrivati noi) e non puoi attaccarti alla balaustra (e magari hai solo 6 anni), insomma è qui che inizia l'avventura!


E poi arriviamo alla moschea. Abbiamo preannunciato la visita già da quando eravamo ancora a casa, raccontando che qui in particolare ne avremmo potute vedere molte (non che in europa occidentale non ce ne siano, ma quanti di voi sono mai andati alla moschea a Milano o nelle proprie città?).


Ma la sopresa più grande è che si può salire sul minareto, sia alla Koski Mehmed-Pasha (sia, poi scopriremo, alla Karadjoz-Beg Mosque).  Cosa che non siamo mai riusciti a fare in medio oriente o in turchia.
Siamo sopravvissuti al giro delle mura di Ston, volete che rinunciamo alla sfida del  minareto? Non sia mai!!!

Cominciamo con la prima moschea, la Koski Mehemed Pasha. La si incontra appena dopo il ponte, entrando in un cortiletto sotto un arco. Risale al 1618 e come quasi tutte le altre moschee fu distrutta durante la guerra recente e poi ricostruita.


Il minareto è stretto stretto stretto, alto alto alto e come si dice sulla guida claustrofobico. Salendo infatti non ci sono finestre, ti senti in un tunnel verticale senza fine (e devi solo sperare che non debba scendere nessuno nello stesso momento).


Ma quando arrivi sul balconcino del muezzin, e mentre ancora ti riprendi dall'erta salita, davanti a te c'è il panorama che non ti aspetti. Tutta Mostar ai tuoi piedi, il fiume Neretva, il cielo, le montagne. Uno spettacolo. 












Il cortile della moschea inoltre è stata un'altra bella scoperta per i bambini. Al centro c'è sempre una fontana, che serve per le abluzioni rituali prima della preghiera.
Ma anche per bere, ovviamente.
E l'acqua fresca è stata la nostra salvezza nel caldo torrido di Mostar ad agosto. 

Inoltre ci sono panchine per riposarsi e ombra e spesso un portico e un giardino con gli alberi. 
E tombe con un turbante in cima, come non ne abbiamo mai viste. 



 




Così abbiamo familiarizzato con la città, che -dopo- ci è sembrata un po' più nostra.

Ma non è finita qui. Continuate a seguirci per le strade di Mostar!

2013 Croazia/Bosnia - Mostar

Ed eccomi qui a raccontare della nostra (prevista) deviazione in Bosnia.
Tutto era nato da me che ho la mania di guardare le mappe, sognare molto e calcolare distanze.
Avremmo potuto puntare su Dubrovnik, come fanno molti.
Invece l'occhio è caduto su Mostar. 

Mi è stato impossibile per giorni pensare ad altro.

Quindi si va a Mostar, unbedingt, sans dout, tassativo!

Dopotutto ci vogliono solo carta di identità e carta verde in ordine, che sarà mai? Non saremo mica i primi, no?
E poi per ritornare verso casa dolce casa, di lì dobbiamo passare. O quasi.

Ma ci credete che di quelli che conosco e sono stati in Croazia – finora - , nessuno, ma proprio nessuno, era stato a Mostar? Ed è a meno di 100 km dalla costa.

Il routard che è in noi, non ha sentito ragioni. Si va a Mostar.

Abbiamo prenotato un'amena pensione nella città vecchia. Ma proprio dentro dentrissimo.
Una casa ottomana modernamente ristrutturata a dieci metri dal Ponte. Una pensione con tre stanze e una cucina in comune. Ma quanto amo questo posto? Hanno persino posto per parcheggiare la nostra auto (e abbiamo fatto una supermanovra contromano degna di memoria!!!).

Di fianco c'è una moschea, speriamo che il muezzin sia clemente (e infatti lo sentiremo poco).

A due passi, il Ponte.
Lo scrivo in maiuscolo perché merita questo onore. Come la città tutta merita l'onore della nostra visita e della memoria di tutti noi.

Fa impressione.
Il passato è passato, ma è dietro l'angolo e fa impressione.
Al di fuori dell'area pedonale, il passato fa ancora impressione.
Le case hanno ancora i segni delle granate. Le case che non sono crollate, naturalmente.
Tutto il resto o quasi è stato ricostruito.
Le ferite sono ancora aperte.

Franz e Pao si guardano in giro. Non fanno molte domande, ma ascoltano.
Che qui c'è stata la guerra e che le due parti della città si bombardavano a vicenda. Che è morta molta gente, anche amici, amici che si bombardavano e che prima erano amici e dopo non lo erano più. Che molta gente è dovuta scappare e mai fare ritorno. E che ogni persona che incontri qui ha una storia (brutta) da raccontare. Una storia di famiglie separate, amicizie tradite, di sentimenti confusi, di espatri e forse di ritorni.

E' una storia europea, anche se spesso ce ne dimentichiamo.
E' per questo che siamo qui.
Per vedere, per capire, per ricordare.

Non so quanto i miei figli capiscano davvero. Ma non posso evitare di raccontare.

A casa Kaitat, una bella casa turca un po' fuori da centro il proprietario ci racconta la storia della sua famiglia.
Fa impressione ascoltare storie che dovremmo sapere.

Quello che mi fa più impressione ancora sono le foto della città che era. E della città rasa al suolo.

Quante persone che salgono su questo Ponte sono consapevoli del passato?
Quanti di questi passi su questi gradini scivolosi si soffermano almeno qualche minuto sulla Storia?
Sono contenta di essere arrivata fin qui.

Sono contenta di aver portato i miei figli nel cuore d’Europa.


Sono così contenta che mi dispiace andarmente e vorrei proseguire per Sarajevo.

Ma la strada ci chiama, di nuovo, e lasciamo Mostar promettendo di tornare.

venerdì 30 agosto 2013

2013 Croazia/Bosnia – Korçula, la nostra isola

Cercavamo la nostra isola e l'abbiamo trovata. 
Volevamo un'isola dalmata non troppo affollata ma nemmeno isolata dal mondo. Possibilmente non molto lontana dalla costa per evitare altre ore in traghetto, possibilmente a misura di famiglia e non di giovani/vip/surfisti (e nudisti).

La lunga ricerca ci ha portato a Korçula la bella, a Korçula la verde.
In particolare a Lumbarda, uno dei maggiori centri dell'isola, in mezzo a spiagge e vigneti.  





Qui ci hanno accolto due belle spiagge di sabbia, delle quali abbiamo preferito Bilin Zal, meno affollata. L'acqua è bassa e trasparente, la sabbia è fine e chiara. Poche onde (siamo sul lato dell'isola che volge verso la penisola di Peljiesac, quindi il mare è tranquillo) e poco chiasso.






 Casa nostra era a dieci minuti a piedi da entrambe le spiagge e anche dal villaggio, ma dobbiamo ammettere che spesso abbiamo usato l'auto a causa del solleone.

L'unica sera che ha piovuto, invece, è stato un piacere  -a temporale finito – scendere in paese con una passeggiata tra le vigne e gli orti, i muretti a secco, le croci di pietra e le case.







In fondo sempre il mare, come si addice ad un'isola.


Se invece cercate gli scogli, tutto il resto dell'isola è roccioso o sassoso, non resterete delusi. 




Noi ci siamo goduti la sabbia fine di Bilin Zal, che chiaramente non abbiamo mai più ritrovato sui nostri passi croati. E se qualcuno si chiedesse se fosse sabbia da castelli, guardate qui e poi mi dite...




Da Lumbarda in dieci minuti di macchina si è a Korçula città, insomma il capoluogo. Un altro gioiellino di pietra bianca a forma di mandorla, circondato dal mare se non per un breve tratto e proteso verso Orebic sulla penisola di fronte.
Fortificata e massiccia, ha una pianta a lisca di pesce che ha il pregio di fermare i venti freddi del nord e accogliere la brezza fresca dell'estate. I suoi vicoli si inerpicano a gradinate fino alla piazza della Cattedrale, pieni di konobe e negozi di artigianato.







In assoluto il posto che preferisco in Croazia.

A Korçula town abbiamo avuto il piacere di assistere alla Moreska, un'antichissima danza, un tempo diffusa in tutto il mediterraneo, ma ora rappresentata solo qui, che racconta la storia del Re Bianco e del Re Nero che si contendono una fanciulla e combattono per essa.
Vincerà il Re Bianco, in verità vestito di rosso, dopo una battaglia composta da 7 danze diverse, accompagnate da una banda d'ottoni dal vivo.
Lo spettacolo è suggestivo, anche se affollato.
La danza è faticosa per i danzatori che sono vestiti di pesanti abiti di velluto e broccato e portano spade di ferro compatto.
Un consiglio spassionato: comprate i biglietti in anticipo, arrivate presto e non mettetevi in prima fila. Vi perdereste la visione d'insieme delle danze e rischiereste di beccarvi un colpo di spada da parte dei danzatori-guerrieri.





A Lumbarda abbiamo alloggiato in una casa dall’arredamento spartano e con un balconcino minuscolo: ma avevamo la vista migliore dell’isola!! 




Franz e Pao che hanno preso quella di Trogir come termine di paragone per tutte le case che abbiamo affittato, per 6 giorni hanno sostenuto che questa era brutta (lo ammetto, avremmo potuto scegliere meglio, ma tant'è...)

Se tornerò qui, vorrei affittare una casa direttamente sul mare in una delle baiette di Lumbarda. Una di quelle case che sotto hanno la spiaggetta, le pieds dan l’eau, qui a Lumbarda sembra possibile quello che altrove sembra un sogno!

Il resto dell'isola è fatta da baie e piccoli centri meno importanti, ma sicuramente tranquilli. Siamo stati solo a Vela Luka, all'altro capo dell'isola, dove abbiamo visitato un'antica grotta e da cui si può partire in barca per altre isole. Pare che l’isolotto di Prodzji sia imperdibile, noi l’abbiamo perso, anzi... l’abbiamo lasciato per la prossima volta che passiamo di qui!
Da questa parte ci sono poche spiagge e tutte di scoglio.
Il mare è comunque blu, quindi un tuffo vale sempre la pena.

Da Korçula partono gite in barca per numerose altre isole tra cui Miljet e Lastovo. Anche queste, le abbiamo lasciate per la prossima volta, non potevamo fare tutto!!!!!

I left my heart in Korçula too, mannaggia!!!!