martedì 2 aprile 2013

Il mio luogo del cuore (il primo di mille): l'Ara della Regina - Tarqunia (VT)

C'è una collina da dove (quasi) si vede il mare e da dove l'auruspice etrusco sporgendosi verso la valle appena prima della tempesta intuì la rovina del suo popolo. C'è una collina riarsa dal sole a fine estate, biondeggiante di grano a giugno, verde d'erbetta fresca in primavera. Tra i solchi dell'antica terra arata puoi trovare ogni tanto cocci di vasellame etrusco che ti puoi portare a casa senza troppi rimorsi. Sulla collina il popolo di Tarquinia costruì un grandissimo tempio che si poteva vedere da lontano e che radunava nel giorno di festa gente da ogni dove.
Sulla collina ormai non c'è più quasi nulla. Solo tracce dell'antico splendore. Ma il luogo è magico e unico. Il momento migliore è al tramonto. Quando il rumore dei picconi e le risate degli archeologi finiscono, le greggi vanno a riposare, i curiosi se ne vanno e l'incanto comincia. 
Non c'è più tempo e non ci sono più stagioni. 
Ti aspetti da un momento all'altro di veder spuntare fuori l'Etrusco da dietro l'angolo. 
Sei solo tu con la Storia, con il Silenzio, con l'Infinito.
Oppure alla mattina presto, appena dopo l'alba, quando ancora la nebbia occupa i calanchi e la luce è sottile e trasparente. 
E' la potenza della natura e del silenzio che dominano. 
E ti ricordi di quel tempo in cui la Natura orientava le vite degli uomini. Quando le battaglie e i destini delle città si decidevano guardando il cielo e tracciando solchi nella terra. Quando lo straniero venuto da lontano era arrivato fin quassù (a dire il vero poco più in là alla "Civita") e chissà come finì "accettato" sotto un metro di terra con una ciotola di terracotta greca a coprirne il volto....
L'Ara della Regina (chiamata così perchè il basamento del tempio a lungo venne identificato come un enorme altare) è un luogo inaspettato e poco conosciuto a pochi km da Tarquinia (VT). Ce ne sono sicuramente altri di luoghi così, ma questo mi è rimasto nel cuore: Tarquinia è stata a lungo la nostra seconda casa, il nostro luogo d'elezione. Come già dissi in un altro post, al Museo ci sono ancora  - contrassegnati con il mio nome - i corredi tombali che ho studiato per la tesi di laurea.  Abbiamo spicconato per giorni sotto il sole dell'Etruria, abbiamo lavato e siglato cocci, abbiamo fatto amicizia, a volte abbiamo anche litigato.  Siamo cresciuti durante gli anni dell'Università, che pochi pregi ha avuto ma uno sicuramente sì, quello di portarci dalle brume del nord fino alle colline solatìe della Tuscia.
Quello dell'Ara è stato il mio ultimo scavo a Tarquinia (circa un milione di anni fa). 
Poi la strada mi ha portato altrove, ma tornarci è sempre un'emozione vera.










 

1 commento:

Natascia Baron ha detto...

Bellissimo racconto e spettacolare luogo! complimenti per la descrizione!