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martedì 3 marzo 2015

Giochiamo al Kim degli Odori - I profumi dei miei viaggi - #sensomieiviaggi

C'è un gioco che si fa agli scouts e che si chiama Kim degli Odori, si tratta di annusare -con gli occhi chiusi- odori e profumi vari da scatolette o sacchetti anonimi di cui non è possibile intuire il contenuto. 

Proprio a questo gioco vorrei invitarvi a giocare con me stasera, con la variante, necessaria, di un racconto di sottofondo che vi farà immaginare anche rumori e il paesaggio circostante. 

Allora si comincia. Innanzitutto immaginiamo di stare in cerchio, nel bosco (anche in casa, ma nel bosco è più bello, no?) e sul telo davanti a noi ci sono scatolette di varia forma e colore. 

Odore numero uno. 
C'è un forte odore di ruggine, sferragliamento di treni, schiocchi secchi di quando si aprono le porte, tantissima gente che va e che viene, mille lingue e anche odori diversi. A volte un vento freddo che viene da sopra; il sopra a volte è sopra a vari livelli, le piastrelle sono verdine anni '50, a volte ci sono mosaici, altre volte le pareti sono decorate. A volte il tutto si svolge in superficie, e allora lo sferragliamento è ancora più rumoroso, e allora si sente anche il profumo del kebab o del pane appena sfornato. L'odore di ruggine, di freni, di usato, di mondo, quello c'è sempre. Ed è inconfondibile.
Avete indovinato? E' l'odore della metropolitana di Berlino.





Odore numero due. 
Si cammina sul sentiero tra le foglie rosse di autunno, profumo di funghi, di muschio, qualche castagna qua e là (la stagione volge verso l'inverno), baite abbandonate. Ad un tratto una fenditura nella roccia, siamo qui per questo. Ti avvicini e subito un gelo ancestrale ti assale: è il freddo dell'acqua che ha scavato quest'orrido, dell'acqua mai ferma, forte e potente. Ed è anche l'odore dell'acqua, del muschio sulle pareti, della terra che qui non asciuga mai. Lo senti fortissimo, quasi balsamico. Ti addentri nell'orrido e la sensazione di freddo aumenta. La carezza dell'acqua ha scavato il passaggio per i tuoi piedi, nei millanta anni passati. Ora è solo un rivolo. Ma annusi e la senti: è lei la padrona di casa. E' l'acqua che ha scavato gli Orridi di Uriezzo (VB).



Odore numero tre. 
Il nostro annuale week end con le amicae. Odore di cuoio e di caldo. Di gente che lavora, di turisti che aspettano. Fuori il caldo abbacinante del luglio ateniese. La bottega è piccolissima e piena di sandali, sarà difficile scegliere il modello e sceglierne solo uno!!!! Pandelis Melissonos, l'artigiano segnalato anche dalla guida, pare che sia anche un poeta, e sicuramente la bottega è un posto magico. I sandali sono fatti su misura, adattati al tuo piede e sono comodissimi, se pensi che sono una suola e quattro listelli di cuoio. Ognuna di noi ha scelto un paio di sandali per se'; sono passati quasi cinque anni, e i sandali li abbiamo ancora, sanno ancora di cuoio, di Atene, di Grecia, di vento, di greek salad, di Plaka, di Partenone. Noi continuiamo a regalarci un week end all'anno in giro per l'Europa, ma l'odore dei sandali ateniesi non l'abbiamo mai più ritrovato.





Questo mese la cordata del Senso dei Miei Viaggi è guidato da Norma del blog Voglio il Mondo a Colori. Avete ancora un paio di giorni per partecipare. le regole sono sempre le stesse, tre foto scattate da voi, sogni e racconti.

Vi aspettiamo!

Seguiteci con l'hashtag #sensomieiviaggi!!!




lunedì 26 gennaio 2015

Serendipity (piccole e grandi scoperte on the road) - Il Senso dei miei viaggi - #sensomieiviaggi

Il bello di un viaggio è questo. Scoprire il non preventivato. Scoprire dietro l'angolo cose che non ti aspetti, anche la volta che sei prontissimo e hai letto milioni di guide. Per questo mi piace viaggiare. Perchè il viaggio è scoperta, è cose nuove, è imprevisto, è sogno.

Mille posti ho scoperto nella mia vita, senza che me lo aspettassi. Ed è proprio questo l'argomento della nuova tappa del Senso dei Miei Viaggi, condotta questa volta da Elena del blog Anche oggi non ho vissuto per niente.

Ho scelto queste tre foto di luoghi che conosco bene e a cui torno spesso. Ogni volta è come la prima volta. E non solo per la felicità che mi danno, quasi come tornassi a casa dopo un lungo periodo di assenza, ma proprio perchè ogni volta scopro qualcosa di nuovo. E' una sensazione bellissima. 

Uno di questi posti è Venezia. Dire che amo questa città è troppo poco. Dire che vorrei starci qualcosa in più che un giorno o due, è per ora un sogno.
Un paio di anni fa, per la prima volta sono stata a Torcello, dopo averlo a lungo desiderato.
Credetemi, è un posto magico. Uno di quei posti che non ti immagini. Appare lontano, con la cattedrale dal campanile antico che tuttora si erge come custode delle isole della laguna. A pochi passi Burano, che meriterebbe un post a parte.

Sta già calando la notte sulla laguna, ed è subito magia. La Locanda Cipriani, dove veniva anche Hemingway e dove un giorno vorrei alloggiare anche io. E le case lungo il canale.
Non c'è nessuno, solo noi e pochi altri sventati che si spingono qui nel buio dell'inverno. Per un soffio riusciamo ad entrare nella chiesa per vedere i mosaici e per un pelo riprendiamo l'ultimo traghetto che ci riporta a Venezia (non prima di aver sbagliato direzione...ehm!).

Sappiate che ci tornerò e dormirò sull'isola. Lo prometto. Lo spero.


Altro posto del cuore dove tornare è sempre un piacere.....Roma, no? What else?  Ci ho abitato, ci ho passato dei giorni al tempo della tesi, ci ho passato due settimane per la GMG del 2000, ci torno ogni anno per 24-48 ore. 
Ebbene, sì: sono tre anni che ci torno per una notte all'anno. Prenoto il viaggio da sola. Poi mi prenoto su booking una stanza da qualche parte in un luogo tranquillo e centrale. 
Perchè per me quella notte a Roma è vitale.
Poi trovo sempre qualcuno che viene con me (come rinunciare a Roma?), ma partirei comunque da sola.
Come ho detto, ci ho abitato. E anche se ero una ragazzina, conosco la città come le mie tasche. Partirei anche da sola.
A Luglio scorso si sono aggregate le mie amicae di sempre. Mitttiche! E' bastato dire Roma, accennare ad una mostra sugli Etruschi a Palazzo delle Esposizioni, accennare ad uno spettacolo al Foro. Due minuti e da che ero sola, siamo diventate quattro.
Le tappe a dire la verità non variano mai molto. Il Pantheon, il Ghetto, Campo de' Fiori, la granita di caffè con la panna, l'anguria di notte al chioschetto, la pizza con le patate. Sul percorso si innestano poi qualche novità ogni anno. Un anno siamo andati all'Ara Pacis, un anno sull'Appia Antica, un'altra volta al Maxxi, diciamo che le idee non ci mancano, nè Roma fa mai la scontrosa con noi.
L'ultima volta Muriel ci ha portato in un negozio di gioielli nei dintorni del Colosseo. Il proprietario tuareg è un tipo molto simpatico. Sappiate che noi compreremmo il negozio intero, tanto sono belli i suoi anelli e i suoi bracciali (per non parlare delle collane).
Vabbeh, mi volto un attimo e scopro che il negozio ha un terrazzino segreto. Un angolo di vera serendipity al centro di Roma.
La prossima volta dobbiamo assolutamente bere un te'. Lì. Non verreste anche voi con me? 


E infine non posso che citare l'Alto Adige. Ci andiamo spesso. Ogni volta in un posto diverso. Non che ci teniamo particolarmente a cambiare valle tutti gli anni, ma non abbiamo trovato ancora il nostro posto del cuore (o se volete, "posto del cuore" lo sono tutti i posti in cui siamo stati...è così difficile scegliere) e in fondo, lo sapete, siamo routard inside!!!
Quest'inverno siamo stati in Valle Aurina.
Altro posto magico. Certo che con la neve, sarebbe stato ancora più magico :). Invece, campi quasi verdi come in primavera e neve sparata sulle piste. Bello lo stesso. Ma per Franz e Pao montagna fa rima anche con bob e slitta. Poichè non scio, una mattina ho guidato fin dove finisce la valle, verso le montagne dell'Austria. 
E lì veramente ho trovato l'inaspettato.
Neve fresca quanta ne vuoi, sentieri nella neve, baite, chiesette. Mi è sembrato un sogno. 
Ovviamente ci sono tornata insieme a loro. Due pomeriggi di gloria, di tuffi nella neve, di discese col bob, di camminate in un paesaggio unico.


Ora lascio la palla a voi. Avete tempo fino al 5 febbraio! 

Seguiteci con l'hashtag #sensomieiviaggi!!!

giovedì 11 dicembre 2014

Viaggio attraverso i Luoghi Abbandonati - #sensomieiviaggi

Il titolo sembra un po' da Signore degli Anelli, no?
Viaggio nella Terra di Mezzo, o meglio Viaggio nella Terra di Nessuno.....e in effetti è un po' così. Che sia nel nulla o in una città, su una montagna o in un deserto, un luogo abbandonato sempre tale rimane e il senso di sconfitta che trasmette è sempre lo stesso.
Mille sono i motivi per cui un luogo viene abbandonato. E quasi mai positivi.

Ho provato a raccogliere le foto dei partecipanti a questa tappa del Senso dei Miei Viaggi in quattro macro-categorie che corrispondono ad altrettanti motivi di abbandono: la Guerra, la Forza della Natura (e l'ignavia degli uomini), il Tempo e le Vicende Umane, il Destino.

La Guerra è il motivo di abbandono più straziante di tutti e quello che mi colpisce di più.
In Italia la guerra è un ricordo che si perde in lontananza nei racconti degli anziani, ma in alcuni paesi è memoria viva e ferite aperte.

Come a Sarajevo, ad esempio, dove - racconta Chiara - rimangono silenziosi e abbandonati i resti della pista di bob, memoria delle Olimpiadi Invernali dell'84 e di un tempo felice che non è mai tornato.


Oppure sull'isoletta di Bozcaada in Turchia, dove ancora si vedono le case della popolazione greca costretta con la forza ad andarsene per lo "scambio" coatto con la popolazione turca del 1923. (Grazie Monica, per averci portato fin qui!)


E infine un luogo che non ci immagineremmo mai, il sottosuolo di Napoli, che ha accolto durante la Seconda Guerra Mondiale intere famiglie in fuga e senza casa. Lo scopriamo grazie al commovente racconto di Norma:



Quando invece la Natura, con la collaborazione attiva degli uomini, invece da' il meglio di se', purtroppo provoca disastri inimmaginabili che dopo molti anni ci lasciano ancora senza parole. Sono passati 50 anni, ma il luogo che ci propone Claudia  fa ancora molta impressione.


Non sempre, purtroppo, il progresso preserva i luoghi ed è davvero un vantaggio per le popolazioni: il paese di Curon Venosta (fotografato da Chiara) fu sommerso a causa di un lago creato artificialmente per la produzione di energia elettrica: solo il campanile rimane in piedi ed emerge dal lago quasi come un custode della Storia.


A volte è proprio il Destino che fa abbandonare un luogo, in cerca di un futuro migliore. E' quello che è accaduto a questa cantina nel Cuneese, immortalata da Elena, la cui proprietaria ha varcato l'Oceano verso una nuova vita. 


A volte invece è semplicemente il Tempo, con l'altalenarsi delle vicende umane, a provocare l'abbandono e l'oblio. D'altra parte la memoria umana è labile e si fa presto di generazione in generazione a dimenticarsi di quello che è stato. Poi c'è la crisi, i soldi per la cultura non ci sono mai, ma crepe e erbacce non fanno onore al nostro Paese, così ricco di bellezza!
Qui siamo al Castello di Sammezzano, in Toscana, da dove Chiara ci invia questa bellissima foto.


Per fortuna, a volta i luoghi abbandonati rinascono, grazie agli appassionati, ai volontari, a chi ha le energie, la passione, l'opportunità e l'occasione di poter fare qualcosa.

A volte solo perchè "gira il vento", come accadde per il porto di Valparaiso, che conosciamo grazie a Federica, e che dopo essere stato lungamente abbandonato a causa dell'apertura del canale di Panama, è tornato vivo grazie ad una folta comunità di artisti. 



Oppure come il casale in Umbria (vabbeh, bellissimo) ristrutturato da Alessandra e la sua famiglia. Un sogno per molti di noi, un luogo che emana tutta la sua forza positiva e che ha un fascino incredibile!

casa alviano

O anche come la miniera Oatman in Arizona, trasformata in un luogo turistico, che è un altro modo per preservare la memoria e per conoscere il passato (non sempre sono d'accordo sul recupero in questo senso, ma dipende da luogo a luogo). A volta basta solo avvicinarsi, scorgere un particolare, respirare l'atmosfera un paio di secondi per essere travolti dal ricordo di quello che era. Grazie a Luna, sembra di essere davvero lì!


E infine Roby ci dice che non solo i luoghi possono essere abbandonati, ma anche gli oggetti. Come questa bellissima slitta: chissà qual'è la sua storia, quante persone ha trasportato e chissà perchè è finita così ai margini del sentiero. 


E immaginandoci tutti sfrecciare sulla slitta della fantasia (perfetta per questo periodo dell'anno), vi ringrazio per le vostre foto e la vostra partecipazione a questa tappa del Senso dei Miei Viaggi: il tema non era facile - lo ammetto - ma anche decidere tra tutte le foto è stato f-a-t-i-c-o-s-i-s-s-i-m-o. 
Vi ringrazio per aver riflettuto insieme sul tema dell'abbandono, che mi è molto caro perchè soffro moltissimo a vedere il nostro bel Paese perdere ogni giorno un pezzettino prezioso del suo passato e della nostra Storia. Spero di aver contribuito anche io un po' almeno a preservare almeno la memoria dei luoghi.

La prossima tappa verrà condotta da Elena 
Appuntamento al 20 dicembre! 
#sensomieiviaggi

venerdì 5 dicembre 2014

I Luoghi Abbandonati dei Miei Viaggi - #sensomieiviaggi

A Mostar ci sono vari palazzi abbandonati. Forse è l'abbandono più toccante che io abbia mai visto. L'abbandono dopo una guerra. La guerra a Mostar si tocca con mano, anche se sono passati 20 anni. Anche se lo Stari Most e il centro storico sono stati ricostruiti e la città pullula di turisti e di viaggiatori. Ma fai due passi in più e trovi i segni delle granate su palazzi che hanno resistito in qualche modo ai bombardamenti, trovi le lapidi bianche - tutte con l'unica data del 1993 - , trovi angoli dimessi e voci che ti raccontano quello che puoi solo immaginare.
Un palazzo abbandonato mostra una volontà di ricostruire che non c'è o non c'è ancora o non c'è mai stata, una poca disponibilità di mezzi per farlo, e indica forse l'inutilità del tutto. L'inutilità della guerra, delle distruzioni. Chissà, magari a lasciarlo lì, potrà insegnare qualcosa a qualcuno.
Ma il turista passa via distratto e pochi alzano gli occhi per guardare oltre.



A volte è la forza della natura che costringe ad abbandonare un luogo.
Come è capitato a questo faro.


Siamo a Rubjerg Knude, sulla costa occidentale della Danimarca. Il faro si trova a 60 m sopra il livello del mare. Fu chiuso nel 1968 e si cercò di tenerlo in vita usando i due edifici adiacenti come caffè e museo. Ma il vento forte del Mare del Nord e l'erosione altrettanto forte della costa, hanno costretto il governo a chiuderlo definitivamente nel 2002. Da allora, in mezzo a bellissime dune di sabbia fine, è un luogo di una bellezza impressionante.
Salire sulla duna, in una tersa giornata dell'estate danese è stata un'esperienza bellissima. Nonostante i turisti, un silenzio magico. I bambini si sono rotolati giù almeno mille volte, ci siamo tolti le scarpe, abbiamo incontrato una famiglia della nostra zona - (che prima non conoscevamo  e che da allora sono diventati "quelli che abbiamo incontrato al faro!!!") - abbiamo scrutato l'orizzonte infinito del mare seguendo il volo dei parapendii e ci siamo goduti alla grande il vento del nord.

Vi lascio con questa notizia: la duna si sposta 10 metri all'anno dal mare verso la terra.  Quindi affrettatevi ad andarci, perchè altrimenti chissà dove la trovate!!!

Infine, non poteva mancare un sito archeologico, no? 
Ed ecco a voi una taberna di Ostia Antica. Una città, alla foce del Tevere, un tempo brulicante di vita, con un porto fluviale molto attivo e molto frequentato da navi provenienti da tutto il Mediterraneo. La porta di Roma, la porta dell'Italia. C'erano le terme, le latrine (!), la palestra, un teatro, la caserma dei vigili e moltissime insulae e cioè le case a più piani, non troppo diverse dai nostri condomini.
Poi la decadenza, l'abbandono, il saccheggio, il riutilizzo delle pietre come materiali da costruzione, il teatro trasformato in fortezza e un'area che la natura riconquistava a se' con paludi malsane.
Ma se passeggiate sulle strade del sito archeologico, ancora perfettamente conservate e vi affacciate nelle botteghe o alle terme, vi parrà di sentire ancora le voci degli avventori, i bambini che giocano per le strade, i venditori ambulanti e il rumore dei carri che si muovono traballanti. 


Quale foto preferite?

Vi aspetto il 10 dicembre per il post riassuntivo con le vostre foto!!! #sensomieiviaggi

giovedì 20 novembre 2014

Il Senso dei Miei Viaggi - It's Abandoned - #sensomieiviaggi

L'idea mi è venuta da questo profilo di Instagram, dedicato ai posti abbandonati del mondo. 
Case, fortezze, abbazie, ma non solo, e la fantasia scorre veloce.
E inquadra, per un attimo, tutti i luoghi - di qualsiasi genere - incontrati sul nostro cammino.

Quante storie, quante vite, quanti attimi vissuti e trascorsi in questi luoghi.
A volte sono luoghi molto affascinanti, a volte misteriosi, a volte paurosi.
Spesso se ne conosce la storia, l'uso precedente, il nome o l'identità di abitanti o utilizzatori.

A volte invece non si sa nemmeno perchè furono abbandonati.
E la fantasia, e i ricordi, continuano a scorrere sovrani.


La Storia, il Tempo, la Guerra, le Intemperie, gli Uomini, la Natura, l'Economia, la Politica, il Fato, ....

Per quanti motivi viene abbandonato un posto....ora e in antico? Nella nostra era o in epoche passate? Vicino a casa nostra o dall'altra parte del mondo?

Proprio questo vi invito a fare: a raccontare storie che nascano da luoghi abbandonati. 



Per tutti e soprattutto per i nuovi arrivati ricordo in breve il regolamento per partecipare:

 - entro il 5 dicembre alle ore 23.59.59 dovete pubblicare un post sul tema "I Luoghi Abbandonati dei Miei Viaggi" sul vostro blog.
- il post deve contenere 3 foto scattate da voi
- se avete più di 3 foto, potete postare le rimanenti sui social network taggandole con l'hashtag #sensomieiviaggi (altrimenti potete scrivere un altro post)
- dovete inoltre inserire il link nei commenti qui sotto, in modo che io possa tener traccia di tutto quello che è stato scritto
- se non siamo amici su fb, chiedetemi pure l'amicizia (se vi va, ovvio), in modo che io possa taggarvi quando rilancio il post sui social network
 - il 5 dicembre pubblicherò anche il mio post con le 3 foto a tema
 - il 10 dicembre pubblicherò un post riassuntivo con tutte le foto scelte dai vostri post (una per post) e vi indicherò a chi tocca la prossima volta

Detto questo, partecipate numerosi!!!!!!! Vi aspetto!!

martedì 4 novembre 2014

Gli incompiuti dei miei viaggi - #sensomieiviaggi

Mi sono arrovellata per notti intere (mi vedete eh!) per cercare il bandolo della matassa.
Ed ecco qui il mio post dedicato all'Incompiuto dei miei Viaggi, tema proposto da Stefania del blog Mammaorsacuriosona per il mese di novembre nell'ambito dell'iniziativa Il Senso dei Miei Viaggi.

Non ci sono solo viaggi incompiuti. A dire il vero, si potrebbe dire che ogni viaggio è per sua definizione un incompiuto. Anche quando abbiamo compiuto tutto il percorso, seguito l'itinerario e completato tutto quello che avevamo in programma, c'è sempre qualcosa che si lascia indietro, perchè non abbiamo avuto il tempo, qualcosa ce l'ha impedito, siamo stati pigri, abbiamo fatto altre scelte. Perchè in verità, da ogni viaggio ne potrebbero nascere altri mille e a seguire il nostro istinto non si tornerebbe mai a casa....

Ci sono anche luoghi e monumenti incompiuti. Ed è di questi che vi parlerò nel corso del post.

Iniziando da un incompiuto per eccellenza: la Sagrada Familia di Barcellona. Un grande e famosissimo incompiuto, uno dei simboli della città, la tela di Penelope, un progetto geniale e insieme delirante, costosissimo, il cui lentissimo cantiere è ancora aperto.
Non so se la Sagrada Familia mi è piaciuta. Ci sono altre cose a Barcellona che ho apprezzato di più, però è innegabile che lasci il visitatore a bocca aperta.



Un altro grandioso monumento, rimasto a lungo incompiuto: la Frauenkirche di Dresda.
Nella foto ve la mostro com'è oggi, ricostruita grazie al volere degli abitanti della città, contornata da bellissimi palazzi e una splendida piazza.  L'avevo vista nel '95, ridotta in macerie, annerite e abbandonate al loro destino dopo il bombardamento da parte degli alleati nel 1945. 
Dell'intorno non mi ricordo granchè ma sono strasicura che non ci fosse quel bel quartiere che c'è adesso e che ci ha lasciato esterrefatti. Mi ricordo i Musei, l'Opera, l'Elba, ma tutto era ancora da ristrutturare e da far risorgere a nuovo splendore.




E infine non posso che citarvi un luogo antico (altrimenti che archeologa inside sarei?). Molto affascinante per posizione, per il luogo in se', per l'isola, per la storia, per tutti i popoli che ci sono passati: il tempio greco di Segesta in Sicilia.
Lo sapevate che non fu mai terminato? 
Quindi entra con tutti i titoli e squilli di tromba tra i nostri incompiuti! 


Il prossimo mese tocca a me, chissà cosa mi inventerò. Per ora vi lascio con questa mia interpretazione e sappiate che in questi posti ci tornerei immediatamente!!!

Seguiteci con l'hashtag  #sensomieiviaggi

martedì 30 settembre 2014

I ponti di Milano - #sensomieiviaggi

L’idea del ponte mi piace un sacco. 
Avrei voluto scrivere un post sui ponti che ho costruito oltre a quelli che ho attraversato nella mia vita. E chissà, un giorno lo farò.

Per questo post ho deciso diversamente.
E vi mostrerò alcuni ponti di casa mia, cioè Milano.
Ci verrete vero per l’Expo? Nooooo?!?!?! Vabbeh facciamo così. Se ci venite, mi dovete venire assolutamente a trovare.
Se non ci venite, leggete qui qualche cenno alla Milano di oggi e a quella di ieri.
Quella di domani è imprevedibile, per fortuna o purtroppo.
  
Il primo ponte è lontano da casa quattro o cinque fermate di tram, nonn è particolarmente bello, ma grazie alla chiesa che gli da' il nome è diventato parte integrante del luogo, un angolo della vecchia Milano rimasto quasi intatto.
E’ il ponte di San Cristoforo sul Naviglio Grande.

NOTA BENE: la foto del ponte non è mia, chiedo venia e ovviamente è fuori concorso. Ne ho cercata una nell'infinito archivio fotografico di casa e ovviamente non l'ho trovata. Mi è complicato al momento passare di lì a farne altre, quindi ho preso questa foto dal sito ufficiale della Chiesa di San Cristoforo, che vedete appena al di là del ponte)

Galleria Immagini

Se venite a Milano, spingetevi fin qui.
Siamo ai margini della città, dopo questo punto c’è una brutta periferia che ti accompagna verso i campi della bassa Padana (ma prima di arrivarci devi pedalare un po’).
E’ uno degli angoli più fotografati della metropoli che qui apre il suo cuore ad un cielo più ampio e si sporge sull’acqua (limpida) del Naviglio che arriva da fuori.
Qui ci sono vecchie case e vecchie fabbriche trasformate in loft, angoli verdi salvati da cittadini che ne hanno fatto degli orti urbani e spazi da vivere, una pista ciclabile un po’ sgarruppata (ma come nella Milano dell’EXPO? Lasciamo stare…), giovani atleti che vogano, persone che corrono a piedi o in bici, un parco appena oltre il passaggio a livello (a sinistra verso le case nuove) e la città ovviamente che a poco a poco e a momenti alterni si appropria o abbandona spazi dimessi e vuoti. Lungo il Naviglio ci sono ancora le pietre dove lavoravano le lavandaie; fra sterpi e erbacce, ma ci sono ancora. Si vedono anche nei pressi del ponte successivo, quello che porta alla Canottieri Milano, altro luogo dal fascino antico.
La zona è la summa di quel marasma edilizio e mentale che è Milano, ma se venite qui una mattina luminosa (o anche in una nebbiosa) d’autunno, vi piacerà. E vi sembrerà di essere altrove.

La chiesa, che da' il nome al ponte e al quartiere è piccola e raccolta. Un gioiellino risalente pare almeno al 1176, la cui storia è legata al Barbarossa e poi ai Visconti.
Qui si danno periodicamente appuntamento coloro che affronteranno il Cammino di Santiago, poichè San Cristoforo è considerato patrono dei pellegrini, dei viandanti e dei viaggiatori in genere.



Il secondo ponte lo potrei vedere quasi dalle finestre di casa...se solo abitassi qualche piano più su.
E’ il Ponte della Stazione di Porta Genova.



Un vecchio ponte di ferro dipinto di verde, un po’ dimesso e maltenuto, nonostante questa sia la zona della moda e dei designer (ZonaTortona per gli amici).
Se ci passate durante il FuoriSalone nella settimana del Salone del Mobile ad Aprile, rimarrete qui sopra bloccati dalla folla...imperdibile!!!!
E’ il simbolo della zona di Porta Genova. 
Appena dopo il Ponte, praticamente sotto il mio portone, terminano i binari di linee ferroviarie oggi senza gloria, che una volta continuavano fino al Sempione e si congiungevano alla Stazione Centrale. 
La stazione, quando non passano i treni, purtroppo è un luogo triste e malmesso.
La piazza andrebbe rivoltata come un calzino.
Ma la zona è un bel posto per abitarci. Sei praticamente in centro da una parte e sui Navigli dall’altra.
Ci sono negozi e mezzi pubblici per tutti i gusti.

Il ponte poi ha una sua storia: per cominciare pare che sia stato dal sig. Eiffel (si si proprio lui) e lo stesso ponte, in condizioni pessime, compare in una celebre scena del film Ratataplan di Maurizio Nichetti del 1970.
A quei tempi la zona non era gran che, il Ponte...nemmeno!
Dall'altra parte del Ponte e cioè nel mio quartiere e anche più in là c'erano molte fabbriche, case di ringhiera, ancora campi, ancora fabbriche, luoghi a volte celebrati nelle ballate di Jannacci e molto spesso territorio della 'mala'.


Con questo post partecipo all'iniziativa 'Il Senso Dei Miei Viaggi': il tema di questo mese è stato ideato e proposto da Alessandra Gaddini del blog FioriEVecchiePezze.

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.....e ovviamente siete tutti invitati a partecipare!

mercoledì 2 luglio 2014

Parking inondable - "I Cartelli Dei Miei Viaggi" - #sensomieiviaggi



Ci sono posti in Europa, che nessuno conosce. O meglio, che gli Italiani non conoscono. E a volte è meglio così.
Ci sono posti in Europa, senza mare, che valgono comunque la pena di essere visti.
Uno di questi è il Midi Pyrénées. Una grande regione della Francia interna, fatta di grotte, boschi, fiumi e paesi medievali.

Due anni fa, prima di migrare verso la costa basca (di cui parlo qui) abbiamo trascorso una settimana in Dordogne (vi ricordate la casa con la piscina dentro?)

La prima gita che abbiamo fatto è stata alla Gouffre de Padirac (per fortuna prenotata dall’Italia. Consiglio spassionato: prenotate assolutamente, pena 2 ore di coda, e prenotate per la mattina presto, non oltre le 10 di mattina), una cavità naturale nel dipartimento del Lot.
Purtroppo nella grotta non si possono fare foto, vi basti sapere però che all’interno (a 100 metri di profondità)  scorre un fiume sotterraneo che si percorre in barca (ai bambini è piaciuto moltissimo).

Nella zona ci sono anche altri siti da non perdere (anche se noi non ci siamo andati, gravitavamo un po' più a nord) come la Grotta di Pech-Merle o Figeac con il suo Musée Champollion des Ecritures du Monde (e il pavimento della corte interna decorato con la Stele di Rosetta).

Vabbè, tutto questo per dirvi, che dopo la bellissima visita alla Gouffre di Padirac ci avanzava tempo – tornando verso Souillac – per fermarci da qualche altra parte.
Abbiamo scelto Rocamadour, un villaggio medievale, meta di pellegrinaggio secolare al santuario della Vergine Nera e di S.Amadour, tappa del Cammino di Santiago, haut-lieu aggrappato ad una falesia, lungo la Dordogne (fil rouge della nostra vacanza 2012)
Il luogo è suggestivo, a molti non piace perché molto turistico…..ma provate ad andarci come abbiamo fatto noi sull’orlo di un uragano e vedrete che non c’è...nessuno!!!!
Quant’acqua abbiamo preso?
Nessuna mantella ha potuto salvarci, ma ci siamo inerpicati per le strade vuote e per i 216 gradini per arrivare fin su, in un’atmosfera stranissima.
Solo noi, bagnati come pulcini. Ogni tanto ci fermavamo sotto un’arco o dentro un portone.
Per fortuna come succede spesso nella Mitteleuropa la pioggia lascia spazio a sole e cielo azzurro (e a questo punto il paese è stato invaso da orde di turisti sandalati, come noi).

Nella salita Pao ha ceduto, a dire il vero quasi alla fine. Ci siamo fermati in un posto suggestivo, due gradini di un bel palazzo antico, da dove si vedevano i tetti delle case e abbiamo atteso il ritorno di Franz e papàprof.
Nel frattempo il paese si animava ed è stato facile immaginare la vita di quando era il medioevo con le botteghe, i mercanti e i carri che passavano.

Io e Paolo dall’alto del gradino abbiamo sorriso ai passanti, chiacchierato con i turisti, solo semplicemente osservato la bellezza dei luoghi.
E’ vero ci siamo persi il santuario e forse lo spirito del luogo, a volte bisogna scegliere e viaggiare con i bambini implica sempre qualche compromesso.

Alla fine della gita, ridiscesi al parcheggio (sul fiume), ci siamo trovati davanti questo cartello, che prima non avevamo visto.



Secondo voi come ci siamo sentiti?
A casa nostra è diventato un cult. I bambini, che come al solito dimostrano un certo entusiasmo nei confronti di cataclismi e catastrofi, hanno cominciato ad immaginare dove potesse finire la nostra auto se il parcheggio si fosse davvero inondato.
Alla notizia che la Dordogne alla fine del suo lungo corso finisce nell’Atlantico (che per noi significa Ile de Rè, altro viaggio che ci è rimasto nel cuore e che vi consigliamo) si sono immaginati scenari apocalittici in cui la nostra amata Skoda navigava tra le onde fino al Fort Boyard. 

Ci siamo divertiti molto e tutti i parcheggi incontrati dopo, e in quella settimana molti erano lungo il fiume naturellement, sono stati sempre e solo classificati da noi come “inondables” anche se un cartello così non l’abbiamo mai più trovato.

Con questo post partecipo all'iniziativa "Il Senso dei Miei Viaggi". Questo mese, l'argomento - I Cartelli Dei Miei Viaggi- è stato proposto da Monica Liverani del blog Ideedituttounpo'

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